A Salerno
Tu, che in fasce m’ hai cullato
regalandomi i natali,
la mente m’inebri al sol pensiero
di giungere qui, come straniero
a decantar la tua bellezza.
Straniero fra gli stranieri mi sento,
mentre nell’aria ancora risuona
la tua melodia, che soave s’innalza
dal mare, per richiamare nel golfo
tutti i suoi figli, ovunque lontani.
Eternamente innamorato, versi ti scriverò,
intingendo il pennino nel calamaio,
là dove l’inchiostro si rischiara
con le lacrime venute giù dal mio volto,
provato dalla nostalgia dei ricordi.
Scriverò di te, mia amata Salerno,
racconterò l'infanzia mia… quando geloso
di “Arechi” dal suo Castello t’ammiravo
smarrendo lo sguardo fra le costiere,
gentili, nell’ospitare l’alba e il tramonto.
Racconterò della mia bella gioventù,
di quando m’hai visto innamorato
nell’inseguir belle fanciulle,
mentre poi nella quiete, mano nella mano,
me ne andavo a passeggiar.
Di te, delizia del mio cuore, dirò:
oggi, come allora, amo passeggiare
lungo il mare sino alla Villa in fiore,
ove mi disseta una fontana e disteso al fresco
gioisco nel contemplare le tue meraviglie.
(Dalla raccolta "Penna, cuore e calamaio")