Prefazione
Con questa nuova silloge, il cui titolo è un inno alla vita nei suoi molteplici aspetti, Paolo Visconti si muove, con passi sicuri, sulla strada impervia della poesia, mostrando di aver raggiunto, dopo le prime esperienze poetiche, una maturità artistica ben definita.
Egli, infatti, senza alcuna enfatizzazione, nell’esprimere con spontanea immediatezza e con vibrante intensità le sue sensazioni fatte di sogni e di speranze, di illusioni e di delusioni, di sofferenze e di solitudine, sa veramente calarsi nell’intimo della coscienza e toccare le corde dell'amore, della fede, della natura.
Pur essendo, però, un poeta essenzialmente intimista, autobiografico, tuttavia non trascura il mondo esterno, il quotidiano, anche e soprattutto per la sua attività di paramedico; Paolo Visconti, infatti, osservatore acuto ed attento della realtà circostante, "un orrendo formicaio di sfaceli", per dirla con Elsa Morante nel suo romanzo "L’isola di Arturo", della variegata umanità nel suo ininterrotto fluire, si mostra sensibile alle problematiche etico-sociali, evidenziando nei suoi versi la crisi esistenziale, da cui è affetta la società, che, dimentica dei più puri valori dello spirito, persegue il mito dell’opulenza e del benessere materiale.
Ne scaturisce una poesia, dal tono spesso amaro, che per l’autore costituisce l'unico sfogo per sottrarsi all'angoscia esistenziale, l’unica panacea per il cosiddetto "mal du vivre", una poesia, in cui la meditazione sulle vicende esterne si coniuga sovente con l’effusione dei sentimenti, dando origine a descrizioni di notevole impatto emotivo.
Anche se nella silloge l'autore dà notevole rilievo all'affetto per i suoi cari (Alessio, il figlio cui è dedicata la raccolta, - Mia madre - Mio padre - Nonna Adalgisa - Piccoli uomini ), tuttavia fulcro essenziale, leit-motiv di essa è l'amore, non inteso come eros sconvolgente, ma come sentimento tenero e delicato, spesso venato di tristezza - la "dulcis amarities" di Catullo. Del resto, come diceva il Maeterlinck, "Il dolore è il principale alimento dell’amore".
L’amore, infatti, è una componente essenziale della poesia di Paolo Visconti e riguarda sia la sua compagna di vita (lda), sia altre donne, reali o immaginarie, che lo hanno ispirato (La beffa dell'amore - Il mare dell'amore – L’angolo proibito - Ti ho cercato - Primo amore - Noi due - Un nuovo giorno – L’amore).
Le liriche di più intenso riverbero passionale, quelle in cui la parola trascende il suo significato letterario e si metaforizza in immagini che esprimono, anche se in maniera contenuta, il delirio dei sensi, l’ardore della passione, si associano ad altre, dove tematiche diverse fanno da protagonista.
Sono esse connesse per lo più a resoconti esistenziali, spesso attinenti alla professione dell’autore, alla sua indiscussa religiosità, frutto, a mio avviso, degli spettacoli dolorosi, di cui è stato testimone, al mondo della natura, temi questi che hanno sempre uno sfondo spirituale di alto impegno.
Gli stimoli e gli interessi sociali, che denotano l’attenzione del poeta ai problemi scottanti del nostro tempo: sperequazione sociale ed economica (Ricchi e poveri - Terzo mondo); droga (Volevi); prostituzione (Sana schiavitù); emarginazione (Fratello mio); conflitti etnici (Secolo malvagio), si fondono con l’esigenza creativa, per cui gli scopi sociali si raggiungono non per mezzo dell’arte, ma nell’arte, nel senso che la problematica sociale è calata sì nell’opera, ma è presente soprattutto nel travaglio medesimo dell’autore.
Non mancano liriche di una levità estrema attinenti la sfera religiosa (La croce - La cometa - Preghiera a Maria - Cristo - Il Creatore), che rivelano la fede del poeta in un mondo trascendente, in una palingenesi dell’umanità, nel nome di Cristo , o quella paesaggistica, che si estrinsecano nella descrizione di località (Ischia – L’incantesimo di Ravello - Città natia) o nella rappresentazione di squarci naturali (Bagliori fiabeschi - Notte blu - Gira e rigira – L’orizzonte). In quest’ultimo settore Paolo Visconti si mostra un abile artista, in quanto sa trovare immagini e colori bellissimi, i quali non restano al di fuori del quadro, ma passano nell’animo e diventano vive sensazioni.
Lo stile, talvolta robusto, è quasi sempre spontaneo, del tutto adeguato al contenuto delle liriche e alla personalità dell’autore, che lo definirei "un autodidatta" col dono naturale della poesia; per questo la sua opera deve essere letta ed approfondita, in quanto attraverso essa Paolo Visconti rivela la sua estrema sensibilità di uomo e di artista, nonché la sua fede costante nei valori eterni dell'umanità e la sua fiducia in un domani migliore.
Prof. Giuseppe Anziano
Musica di sottofondo: "Ghost"
colonna sonora dell'omonimo film